La società in cui viviamo, di Sabino Acquaviva
Confrontiamoci pure con l’Islam
ma non rinneghiamo i nostri valori
Non le sembra che stiamo esagerando? Adesso i mullah possono addirittura entrare in una chiesa, recitare versetti del Corano e cantare in onore di Allah? E mentre loro predicano da noi la guerra santa, i cristiani perseguitati scappano dai Paesi islamici.
Alessandro Fusi, Roma
Purtroppo la nostra civiltà è troppo spesso in condizioni di inferiorità di fronte ad altre filosofie, religiose e politiche. Questo perché l’Occidente predica la tolleranza come espressione dei propri ideali più grandi. Non possiamo dimenticare che la nostra cultura ha radici antiche che hanno costruito le fondamenta della civiltà contemporanea. Una civiltà che ha mescolato gli ideali della cultura classica con quelli del Cristianesimo. Fra Platone, Aristotele e il mondo dei computer c’è una comunità che ci educa al rispetto umano, alla democrazia, alla tolleranza. Diverso il discorso per altre civiltà, religioni, culture, come quella islamica che ha nel suo codice genetico la guerra santa, la diffusione con ogni mezzo di una religione in cui spesso si crede con fanatismo. La fede nell’unico vero Dio è il cemento che tiene uniti oltre un miliardo di fedeli. Una fede che facilita l’espansione dell’Islam oltre la grande ellisse musulmana che va dal Senegal alle Filippine. Per l’Islam esiste una sola fede degna di rispetto, per noi, al contrario, esistono più religioni degne di rispetto, più ideali politici. Qualcuno sostiene, giustamente, che Islam e Occidente devono convivere, ma come fare? Una potenza demografica impressionante avanza su un fronte di migliaia di chilometri. Gli stessi israeliani si rendono conto che sono destinati a diventare stranieri in patria perché la minoranza musulmana diventerà maggioranza in vent’anni. Le proiezioni demografiche dicono che fra pochi decenni i musulmani saranno il 40 per cento della popolazione mondiale. E noi europei che potremo mai fare di fronte a questa filosofia della vita e della religione che si dilata nel nostro continente? Evidentemente, dobbiamo continuare a essere noi stessi: tolleranti, democratici, perché questo è il messaggio della nostra civiltà. Quando abbiamo cercato di abbracciare fedi più forti, più battagliere, siamo andati incontro alla catastrofe, sia nei secoli addietro, che, più di recente, con il nazismo e il comunismo. Ma tolleranza non significa capitolazione. Il confronto con i musulmani non è cosa di oggi. Dura da quando, nell’VIII secolo, Carlo Martello li sconfisse in Francia. Ma la loro avanzata continuò nei Balcani per quasi mille anni. Poi, dopo una tregua nel periodo coloniale, è ripresa con l’indipendenza dei Paesi islamici. Allora, che fare di fronte a episodi di intolleranza piccoli e grandi? Come comportarci di fronte alla richiesta di classi per musulmani o alle prediche nelle nostre chiese e come reagire alle persecuzioni che hanno visto decine di migliaia di cristiani fuggire dall’Iraq, ai massacri in Indonesia, alla distruzione delle chiese, alla persecuzione degli atei? Siamo a un confronto, forse non ancora a uno scontro, fra civiltà. Ma si tratta di eventi che riguardano la storia, e solo in apparenza la cronaca. E di questo dobbiamo tenere conto. Senza però rinunciare, ripeto, a esser noi stessi con i nostri valori occidentali.
In riferimento all’ articolo pubblicato sul numero 36 della rivista OGGI “Confrontiamoci pure con l’ Islam ma non rinneghiamo i nostri valori” di S. Acquaviva
Ci siamo di nuovo….
Ecco l’immagine retorica dell’ Occidente libero, democratico, tollerante contro il grande “nemico” dell’ umanità: l’ Islam.
Da italiana ritornata all’ Islam( spesso si usa il termine impreciso di convertita), mi sento furiosa di fronte a questi pregiudizi e stereotipi….sempre uguali, sempre gli stessi, che sono frutto di un’ informazione parziale e di una conoscenza superficiale!
In fondo, come recita il titolo dell’ articolo, bisognerebbe capire le reali motivazioni che spingono a rinnegare i propri valori: non è certo colpa dell’ Islam se i cattolici sono confusi.
Per questo, prima di puntare il dito sugli altri, sarebbe opportuno “convincere” le persone a credere che la loro è una fede grande, universale, gratificante per l’esistenza umana.
Forse bisognerebbe riflettere sul modello schizofrenico dell’ Occidente, diviso tra l’idea della fede part-time vissuta solo in limitati contesti, ridotta a pratiche rituali ed il tessuto sociale dove tutto è sempre più disumano, competitivo e regolato da “altri” valori, spesso mutabili e relativi.
E’ chiaro che non voglio generalizzare e non è onesto ridurre ad un teorema una cultura, una civiltà alla quale devo anche riconoscenza.
Diverse sono le imprecisioni riportate nel suo articolo, per questo mi soffermo su quanto segue:
“Diverso il discorso per altre civiltà, religioni, culture come quella islamica che ha nel suo codice genetico la guerra santa, la diffusione con ogni mezzo di una religione in cui spesso si crede con fanatismo”
Falso!!!
Guerra santa è una traduzione inesatta, coniata all’ epoca dei Crociati: sarebbe più corretto parlare di sforzo sulla via di Allah( a proposito Egli è lo stesso Dio dei cristiani), cioè di impegno quotidiano che il credente dovrebbe assolvere per comportarsi nel modo corretto e voluto dal Creatore.
Il jihad è uno sforzo interiore per avvicinarsi ad Allah: è il segno tangibile dell’ amore dell’ uomo per Lui, del suo impegno concreto di credente.
Nel Corano si parla e si giustifica la guerra solo quando si è minacciati, aggrediti e perseguitati: si invita, tra l’ altro, a combattere senza eccessi, vietando la crudeltà e garantendo la protezione a tutti i prigionieri non musulmani.
Il codice genetico di cui parla si può riferire ad ogni singolo individuo che, al di là di qualsiasi appartenenza religiosa, può comportarsi bene o male. La fede è altro: ritengo offensivo riferire ad una religione quale l’Islam il carattere di durezza e di combattività come valori fondamentali e peculiari.
Il più grande paese musulmano non è arabo e la conversione dei suoi abitanti avvenne spontaneamente, attraverso la testimonianza dei commercianti arabi che avevano avviato una fitta rete di scambi di merci dai vari paesi di provenienza.
Quello che compiono alcuni musulmani non può giustificare una generalizzazione di giudizi e sentenze ed un impreciso se non erroneo riferimento ad un testo sacro ( il Corano) che parla di tolleranza, rispetto, libertà e democrazia molto più approfonditamente di quanto emerga e di quanto anche lei stesso mi sembra conoscere
Purtroppo, il credere che se un musulmano sbaglia lo fa “per colpa” della sua religione e non a causa della sua limitata condizione umana, evidenzia solo il desiderio di scontrarsi e di trovare motivi di colpevolezza in una religione che dà ad ogni credente la libertà di viverla e praticarla nell’ intimo della propria coscienza.
Ingiustizie e massacri vanno condannati inequivocabilmente e si devono riconoscere i colpevoli…al di là di qualsiasi appartenenza culturale e religiosa.
L’ Islam non incita allo scontro con i credenti di altre religioni, ma richiama al rispetto ed alla convivenza.
Al di là di qualsiasi credo c’è l’ uomo che ha in sé il sentimento etico ed un codice di principi morali che sono alla base di ogni esistenza.
Si ha paura degli altri solo quando si è insicuri del proprio credo.
A proposito: i musulmani rispettano l’identità religiosa dei Cristiani, tanto che non associano mai atti di violenza compiuti da terroristi “occidentali” al loro credo, ma riescono a scindere le due sfere di azione.
A proposito: il Papa non è entrato in una moschea per testimoniare valori comuni, che uniscono la fede sincera e pulita dei cuori?
A proposito: l’Occidente di cui parla è il Cattolico, l’Ortodosso, il Protestante….? Queste divisioni, ricorda, da dove nascono? Quale è il messaggio originale?
Vogliamo ricordare i periodi bui dell’Inquisizione o la vendita delle indulgenze fatta in nome di una fede “umana”?
L’accenno alla questione Palestinese_ Israeliana merita maggior approfondimento e conoscenza: fermarsi a vedere quello che appare senza conoscere la Storia rischia di trascinarci in un mare di ignoranza. Ognuno ha il diritto di vivere in pace….Ma questo è un argomento troppo ricco e delicato.
Gli accenni “volanti” come i suoi rischiano di confondere la Causa e l’Effetto degli avvenimenti.
Si parla tanto di dialogo e di convivenza ma si ha sempre paura del diverso….anche dal punto di vista religioso.
Questo suo articolo ha aiutato a rafforzare la paura per una diversità che non si conosce se non con parole superficiali.
L’Islam completa un messaggio divino che inizia con la Torah, si arricchisce con il Vangelo e si conclude con il Corano.
Ad ognuno di noi la scelta e la libertà della fede propria ed il rispetto per quella altrui.
06/09/2004
Malika