La situazione politico-sociale del mondo arabo è generatrice di problematiche di ogni genere, di tensione e di violenza. Si può dire che le carte sono mischiate di una sorta che la situazione resta aperta a tutte le probabilità; anche il peggiore come quelli gruppi d’integralisti che appaiono cui e là reclamando il cambiamento. Per fortuna il loro messaggio viene intercettato di un altro conoscente della realtà araba. È un tipo di dialogo tra gli estremisti e i sapienti religiosi musulmani attraverso le onde dei canali satellitari.
Nel mondo arabo c’è ancora qualcuno che non vuole credere che un musulmano può compiere atti brutali e di terrorismo assurdo come quelli successi ultimamente in Arabia Saudita. Secondo la versione di questi sono altri, servizi segreti per lo più, a compiere questi attentati. Perché una larga categoria dei musulmani non può ammettere l’esistenza di tali persone e soprattutto di tale lettura molto estremista della religione islamica?
Forse la risposta risiede nel fatto che la violenza di questi estremisti viene orientata in prima parte verso uno Stato considerato, nel suo complesso, miscredente e nemico dell’Islam e dei suoi interessi. E in secondo luogo contro l’Altro conquistatore della terra dell’Islam che minaccia la sua integrità politica, economica, sociale e culturale. Però è venuto il momento di ammettere l’esistenza di una tale tendenza e che alcuni concetti del pensiero islamico devono essere spiegati, chiariti e ridefiniti per sbarrare la strada a tutte le interpretazioni aberante. Questa operazione deve essere fatta con grande apertura.
Infatti seguendo alcuni canali televisivi arabi come Aljazeera e Iqraa ( Leggi ) ho constatato il trattamento profondo e sincero degli argomenti che costituiscono la base religiosa e ideologica di questi gruppi estremisti. E c’è da sperare in un tale “ dialogo” anche indiretto. Si può permettere di questa contro offensiva una tale speranza al meno per due ragione.
· Questo dialogo si fa davanti ad un pubblico molto largo senza complicazione dei termini usati quindi può arrivare a molti spettatore di tutte le categorie.
· La discussione degli argomenti è fatta da alcuni sapienti “ uléma” molto rispettati dalla parte del pubblico.
Per tante ragione complesse c’e nel mondo islamico un ritorno alla religione, quindi una domanda molto grande sulla materia religiosa. Per definizione i regimi arabi non possono soddisfare questa domanda malgrado lo sforzo gigantesco fornito. Fino a quindici anni fa il discorso prodotto da questi regimi trovava, relativamente, ascoltatori. Ma dal momento in cui sono entrati in azione i canali satellitari ed internet le cose sono notevolmente cambiate. Per la maggiore parte di questi regimi quello che giustifica l’apertura sulle parabole e sulla rete era l’obiettivo, non dichiarato, di aprire una finestra sull’Occidente e sopratutto sull’erotismo e lo sport. Una offerta che vuole fare dimenticare alla gioventù la sua principale domanda religiosa. Però questa strategia è fallita con l’apparizione di canali televisivi seri che propongono programmi diversi da quelli officiali. La parola d’ordine di questi ultimi era nascondere la realtà e prendere in giro il pubblico che non aveva nessun alternativa.
È stata Aljazeera ad inaugurare questo processo. Così i regimi arabi si trovavano in una posizione molto indebolita. Avevano programmato di monopolizzare i mass media per orientare l’opinione pubblica e inculcare alla gente i valori dell’obeddienza, la paura e il fatalismo. La scoperta di questi canali fu così importante che l’acquisto dell’antenna parabolica divenne una cosa molto importante anche a detrimento d’altre cose necessarie.
E così la domanda religiosa della gente viene soddisfatta ampiamente. E nello stesso tempo lo spazio pubblico cominciò a sfuggire alle autorità locali. L’esempio più rappresentativo fu quello della Tunisia che all’inizio degli anni novanta é riuscita a “ seccare le risorse della religiosità ( l’estremismo ) “ nel paese. A quell’epoca regnava un clima di terrore fra la gente al punto che nessuno osava andare alla moschea per pregare.Alla fine dello stesso periodo le cose sono molto cambiate. Le moschee si sono riempite di gente e soprattutto di giovani. Anche il velo è tornato ad apparire nelle strade malgrado la proibizione.
I regimi arabi erano molto disturbati da questi canali al punto di scatenare delle crisi diplomatiche fra alcuni paesi arabi, ( come l’Egitto, la Tunisia, il Marocco, ecc) ed il Qatar. Però tale tentativi di pressione sul paese ospite di Aljazeera sono rimaste vani.
Tuttavia le cose non andrebbero così se non ci fossero alcuni sapienti degni di questo titolo che beneficiano di una credibilità incontestata. Infatti la conoscenza di una religione non è facile per tutti. Soltanto pochissimi possono arrivare a formarsi una idea chiara e esaustiva della religione islamica; gli altri avranno una conoscenza molto parziale e incompleta. Questi rimangono come il cieco che descrive un elefante: la sua percezione rimane sempre frammentata e incoerente. Purtroppo é su questa percezione che si basano l’ideologia e la strategia del terrore. E gli esempi non mancano.
Attraverso la lunga storia dell’Islam questo fenomeno appariva ogni tanto per seminare il terrore e il caos.
L’apparizione del fenomeno si è registrata a metà del primo secolo dell’Islam all’epoca della grande discordia fra il quarto califfo Alì e il governatore della Siria. I Kharijiti seminavano il terrore quando Alì decise di combatterli. Poco prima dall’inizio della battaglia, Alì inviò Ibn Abbas suo cugino e il cugino del Profeta per discutere dei motivi che li spingevano a combattere. Il dibattito risultò un successo in favore di Ibn Abbas e l’esercito di Alì. Da un esercito composto da dodicimila combattenti, diecimila si ritiravano e si unirono ad Ali dopo aver sentito il dibattito. Quelli che rimasero furono quasi sterminati dopo aver compiuto delle atrocità nei confronti della popolazione soprattutto civile.
Da questo momento in poi, quel modo di pensare e di agire non cessò di emergere di tanto in tanto provocando il disordine e la destabilizzazione di tale o tale società islamica.
L’esempio più fertile in questa materia oggi è quello della Jamaà Islamiya in Egitto. Questo gruppo aveva preso di mira, nella sua strategia di destabilizzazione, uomini politici, intellettuali, artisti, forze dell’ordine e turisti ( per indebolire l’economia del paese,basata in parte sul turismo, e per farsi conoscere nel mondo commettendo alcuni attentati spettacolare come quello dell’Ocsor in cui hanno perso la vita quasi settanta turisti). Le attività della Jamaà Islamiya si sono intensificate all’inizio degli anni novanta in concomitanza con la seconda guerra del Golfo.
Ma per fortuna la loro strategia risultò un fallimento totale grazie a un complesso di fattori, grazie alla struttura della società egiziana aperta al dialogo e in possesso di una società civile fra le più forti e le più radicate nel mondo arabo, grazie alla presenza del movimento dei Fratelli Musulmani che é riuscito a procurarsi una legittimità rispettabile della società e una presenza considerevole nella scena politica egiziana. Questo movimento rappresenta una assicurazione per la società egiziana poiché non adotta la violenza per realizzare i sui obiettivi e poiché partecipa attivamente nella vita politica del paese malgrado la sua proibizione sin dagli anni cinquanta. E poi grazie all’istituzione dell’Azhar. Questa istituzione molto famosa non soltanto in Egitto ma nel mondo islamico intero. Non si può superare questa istituzione nella materia della giurisprudenza islamica. Ogni fatwa dichiarata dall’Azhar prende subito forza di legge. In brevi quasi non c’è legittimità religiosa al di fuori dell’istituzione dell’Azhar al meno in Egitto.
tutti questi fattori riuniti hanno tenuto il fronte della società egiziana saldata e impenetrabile.
Da una decina di anni non soltanto l’influenza di questa tendenza è rimasta molto debole nella società ma i loro leader si sono pentiti e hanno abbandonato la violenza rinunciando all’appello di abbandonare la società perché società miscredente . Un pentimento che viene dopo un lungo dibattito, diretto e indiretto, condotto da uomini di religione, da intellettuali e dai leader dei Fratelli Musulmani. La parola d’ordine di questo dibattito era, grossomodo, la pace e la tolleranza. Così si concluse una fase oscura nella storia della società egiziana.
Da questi esempi si può dire che il merito di questi sapienti o ulèma attraverso questi canali era di rassicurare la gente sul futuro e di riorganizzare il caos della vita quotidiana causato dell’effervescenza e la precarietà della situazione politica nel mondo arabo: infatti se seguiamo gli ultimi vent’anni della storia del mondo arabo scopriremo che l’apparizione di questi movimenti viene, di solito, dopo una guerra o una crisi sociale o politica. La Jihad Islamica in Egitto dopo l’accordo di Camp David con Israele, la Jamaà Islamiya nello stesso paese dopo la seconda guerra del Golfo, i gruppi armati in Algeria dopo l’annullamento delle elezione legislative del 91, quegli d’Arabia dopo il sostegno del governo saudita agli americani e l’instaurazione delle basi statunitensi sul solo sacro “ proibito ai miscredenti ”, ecc.
L’effetto di queste crisi politico-sociali è quello identificato da Durkheim come anomia. Durkheim analizzava questo concetto nella sua famosa ricerca sul suicidio in Europa. Il suicidio anomico viene nei periodi di crisi, economiche, politiche e naturali, in cui la società perde i suoi riferimenti etici e i suoi valori. A causa di questo disorientamento i casi di suicidio si moltiplicano perché l’individuo non può fare una lettura adeguata della nuova realtà in assenza dei vecchi valori.
In tutte queste crisi citate sopra l’attore principale nelle società islamiche, cioè lo Stato, non poteva fare nulla per riorganizzare la società, assicurarla e farla credere nei suoi valori come prima. Malgrado i suoi grandiosi mezzi di propaganda lo Stato non ha potuto fare niente. Anche l’élite della corte non trovava l’argomentazione giusta per giustificare l’ingiustificabile. In questa atmosfera di crisi sono apparsi i sapienti come nuovi attori credibile e portatore di speranza sulla scena quasi vuota delle società arabe.
Questi uléma non sono venuti dal vuoto ma erano, in un modo o in un altro, allontanati dallo spazio pubblico dominato dai laici al potere. Benché il loro ritorno non fosse dalla porta principale stanno comunque svolgendo un lavoro molto concentrato e molto efficace.
Dai discorsi fatti sullo schermo e dai messaggi inviati ai giovani attraverso questi canali si può capire la profondità del buco che separa la realtà della gioventù nel mondo arabo dalle sue aspirazioni. Perché tramite i mass media e i libri la gioventù fa subito la differenza fra la grandezza del modello politico-sociale dell’Islam e la realtà molto dolorosa e ingiusta. Così una parte della gioventù si precipita nella violenza nella speranza di un cambiamento radicale della situazione descritta.
È precisamente in questo punto che viene il ruolo decisivo degli uléma per convincere i giovani appassionati dei risultati immediati dell’esistenza di un altro modo per cambiare o modificare le ingiustizie. Non solo questo ma anche per fare capire ai giovani di tenere conto della realtà, nazionale e internazionale, in cui si muovono e in cui si trovano.
Infatti il messaggio trasmesso dagli uléma ai giovani attraverso i canali televisivi satellitari si articola attorno a tre assi incrociati e essenziali: il Testo sacro, la Realtà e il Tempo.
Perché davanti ad una realtà profana e frustrante si aspira ad un cambiamento. Spinti dal modello politico-sociale dell’Islam i giovani si rifugiano nel testo sacro alla ricerca dell’alternativa mettendo, nello stesso momento, il fattore tempo al dimenticatoio: è proprio questo l’integralismo. Ogni critica di questo modo di pensare e di vedere le cose non si può farla dall’esterno, con gli occhi dell’Altro. Ogni critica del genere non può dare un risultato positivo ma al contrario spinge gli integralisti a credere di più nella loro giusta causa. L’unico modo per discutere con loro è di situarsi all’interno del loro modo di pensare, parlando il loro linguaggio e riferendosi alle stesse fonti sacre.
Così si fa riferimento ad alcuni sapienti islamici antichi o contemporanei come Ibn Taimia e Sayd Qotb. Perché di solito è a questi due autori e ad altri che gli integralisti fanno riferimento per dare legittimità alla loro violenza e alla loro lettura del testo sacro. Una lettura molto rigida, esclusionista e chi si crede di possedere la verità assoluta. Quindi l’obiettivo dei discorsi televisivi dei sapienti è di spiegare ai giovani l’intero pensiero di tale o tale sapiente di riferimento e che questo non ha mai approvato l’uso di una tale violenza cieca che non distingue fra il combattente e il civile innocente.
Ma il più importante del messaggio è di far capire ai giovani che non si può fare la guerra alla società intera sotto l’accusa di essere una società miscredente. Queste società sono state sottoposte ad una catena di eventi storici molto pesanti e la situazione attuale è l’effetto diretto di questi eventi. Anche se la società è molto lontana dal modello voluto, il modello di cui abbiamo tutti una nostalgia profonda, non si può sperare in un cambiamento radicale o rivoluzionario, quali che siano la sua ideologia, d’origine trascendentale o umana, e quali che siano gli esecutori di questa ideologia. L’unica uscita per la Umma ( la nazione ) è quella dello sforzo pacifico individuale o collettivo. È quasi lo schema descritto e analizzato da Max Weber in
“ l’Etica protestante e lo spirito del capitalismo ”. Così la salvezza individuale e soprattutto collettiva: quella della Umma si ottiene con lo sforzo possibile di ognuno dei musulmani. Con il passare del Tempo e l’aggregazione di tutti i comportamenti dei componenti della Umma si arriva finalmente alla salvezza, alla via d’uscita.
È su questo obiettivo che si gioca nel mondo arabo. Implicitamente o esplicitamente c’è un consenso sulla situazione problematica nel mondo arabo, ma le divergenze rimangono chiare, ed opposte sulle vie d’uscita e le modalità per trattare con questa realtà dolorosa per tutti. |